L'ASL chiude la RSA Le Civette e licenzia 26 lavoratrici e lavoratori. Vergogna!
Il 23 settembre la cooperativa Proges ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per tutto il personale della Rsa pubblica Le Civette. Ventisei persone, in larghissima parte donne, operatrici socio-sanitarie, ausiliarie, educatrici, un'infermiera, che dal primo gennaio 2027 resteranno senza lavoro. Diciannove anziani non autosufficienti verranno sradicati dalla struttura in cui vivono e spostati altrove, con ogni probabilità in strutture private dove le rette superano i cento euro al giorno.
La motivazione messa nero su bianco è la "diversa destinazione d'uso" dell'area di San Salvi. Tradotto: l'Azienda Usl Toscana Centro ha deciso che quegli spazi servono a qualcos'altro e che gli anziani e chi li assiste sono d'impiccio. Una scelta preparata da anni. Dal 2023 i posti sono stati dimezzati da 40 a 20 con la scusa di una riduzione "temporanea" mai revocata. Il Centro diurno Alzheimer è stato chiuso e trasferito. Da agosto un posto letto resta vuoto mentre nel Quartiere 2 una quarantina di famiglie aspetta un ingresso. Si svuota una struttura per poi dichiararla superflua: è uno smantellamento pianificato.
C'è poi una questione che l'Asl deve chiarire pubblicamente. A febbraio, con la delibera 210, l'Azienda aveva programmato una gara da 25,6 milioni che comprendeva Le Civette. Oggi, con una semplice lettera del Direttore generale alla cooperativa, quella gara per Le Civette non esiste più. Chiediamo con quale atto, quando e con quale voto degli organi di programmazione territoriale sia stata cancellata una Rsa pubblica.
Il Comune di Firenze non può cavarsela dicendo di prendere atto della decisione. Siede nella Società della Salute, che i servizi dovrebbe programmarli. La Regione Toscana, che rivendica ogni giorno il proprio modello di sanità pubblica, sta assistendo in silenzio alla chiusura di una delle ultime RSA pubbliche della città, in un territorio con una delle popolazioni più anziane d'Italia e liste d'attesa che crescono sempre di più. Ogni posto pubblico che sparisce è un posto regalato al privato convenzionato, pagato di tasca propria dalle famiglie.
USB Firenze esprime piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori delle Civette e al Comitato dei familiari, e chiede il ritiro immediato della procedura di licenziamento, la revoca della decisione di chiusura, la riapertura dei posti tagliati e del Centro diurno, l'accesso agli ospiti in lista d'attesa. Chiediamo che nessuno dei diciannove anziani sia trasferito contro la propria volontà e che la struttura torni a essere un presidio pubblico, con una gestione diretta che metta fine alla catena degli appalti che scarica sui lavoratori ogni scelta dell'Azienda.
La Centrale operativa territoriale e gli altri servizi previsti si possono realizzare senza cacciare nessuno. Contrapporre gli anziani non autosufficienti ad altri bisogni di salute è il solito gioco di chi taglia e poi chiama il taglio riorganizzazione.
Saremo accanto a lavoratrici, lavoratori e famiglie in ogni iniziativa di mobilitazione. Le Civette restano a San Salvi.
USB Firenze