Mitra incustoditi davanti a una scuola a Firenze: studenti e studentesse non possono crescere all'ombra del consolato di uno Stato genocida.

Firenze -

Ieri, venerdì 9 ottobre, intorno alle 13:30, una docente del Liceo Artistico di Porta Romana uscendo dalla succursale de La Fantina, in via dell'Erta Canina, si è trovata davanti due mitra appoggiati al muro esterno del consolato onorario di Israele. Nessuno li sorvegliava. La docente è rientrata ad avvisare i colleghi e quando, pochi minuti dopo, sono usciti insieme, le armi erano già state riprese. Sul posto c'era di nuovo un militare. L'episodio è stato denunciato ai carabinieri ed è stata avviata un'ispezione.

Esprimiamo solidarietà alla collega, che ha fatto quello che chiunque avrebbe dovuto fare, e chiediamo che sia fatta piena luce su quanto accaduto. Due armi da guerra lasciate a disposizione di chiunque passasse, a pochi metri dall'ingresso di una scuola frequentata da ragazze e ragazzi dalla prima alla quinta, all'orario di uscita. Bastava un attimo perché quella giornata finisse in modo molto diverso. Pretendiamo di sapere chi era responsabile di quelle armi, perché erano lì e quali provvedimenti verranno presi.

L'episodio però non può essere archiviato come una semplice negligenza. Pone una domanda che riguarda la scelta di fondo: perché delle classi di una scuola pubblica devono fare lezione ogni giorno di fronte alla sede di rappresentanza di uno Stato che una Commissione d'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha riconosciuto responsabile di genocidio a Gaza, conclusione ribadita dalla stessa commissione lo scorso giugno?

Israele porta avanti dal 1948 una politica di espulsione e colonizzazione del popolo palestinese: dalla Nakba, che costrinse alla fuga centinaia di migliaia di persone, all'occupazione militare dei territori del 1967, fino all'espansione degli insediamenti che la Corte internazionale di giustizia nel 2024 ha dichiarato illegale. Per noi questo ha un nome preciso: colonialismo di insediamento.

Ospitare quel consolato davanti a una scuola significa abituare gli studenti alla presenza quotidiana di militari armati, a un presidio permanente che trasforma la strada che percorrono ogni mattina in una zona sensibile. È lo stesso modello che Governo e prefetture stanno imponendo ovunque, tra decreti sicurezza, zone rosse e camionette dell'esercito nelle piazze: si militarizzano i quartieri invece di finanziare scuole, servizi e spazi sociali, e si spaccia per sicurezza quello che è solo controllo securitario.

La presenza del Consolato di fronte la sucola significa esporre i giovani ai rischi che qualsiasi obiettivo di questo tipo comporta. E significa normalizzare, proprio nel luogo dove dovrebbero formarsi alla cittadinanza e al pensiero critico, la presenza istituzionale di uno Stato sotto accusa per i crimini più gravi previsti dal diritto internazionale.

Chiediamo all'Ufficio Scolastico Regionale, alla Città Metropolitana di Firenze, proprietaria degli edifici scolastici delle superiori, e al Comune di Firenze di rendere conto di questa situazione e di garantire che nessuna classe sia costretta a convivere con un presidio armato davanti al portone. Chiediamo al Comune di prendere una posizione chiara sulla presenza in città di una rappresentanza di uno Stato responsabile di genocidio.

La scuola deve essere un luogo di pace e di conoscenza, non il cortile di un consolato presidiato da armi da guerra.

USB Scuola Firenze